#04 (ita)

COS’E’ CHE CI RENDE DAVVERO IMMORTALI?

Quando muore qualcuno è sempre una tragedia, ma è possibile che a volte confondiamo il senso di tristezza e dolore con quello della mancanza? Dopo un periodo di tempo dall’accaduto, è possibile che questo dolore e questa tristezza derivino dalla mancanza che sentiamo per ciò che abbiamo “perso”? Per la maggior parte delle volte associamo questa mancanza con un assenza fisica e tangibile di ciò che non c’è più.

Ma davvero non c’è più?

Perché dal punto di vista fisico, noi siamo fatti di energia e quindi, quando moriamo, non lo facciamo davvero, perché quell’energia viene semplicemente ridistribuita. Mentre, dal punto di vista sentimentale e per quanto riguarda l’assenza di ciò che abbiamo “perso”, non si può certo dire che muoia; ad esempio, secondo Ugo Foscolo, l’arte, con la sua bellezza, è l’unica cosa che rende immortali.

Ma è davvero l’unica cosa?

Credo sia possibile che siano le persone a renderci davvero immortali, perché anche l’arte, se è vista da nessuno, non potrà essere tramandata e ricordata. Quindi, è possibile che sia in realtà lo stesso essere umano a renderci immortali? Quando una persona muore, non è più visibile, ma sopravvive e continua ad esistere nei ricordi delle altre persone, perché alla fine si può essere immortali solo essendo ricordati. Quando penso a qualcuno, il mio solo ricordo lo mantiene in vita.

Ma poi, cos’è la vita? Come facciamo ad essere sicuri che è quello che intendiamo comunemente?

Alla fine, quando si parla di immortalità, credo se ne parli comunque con un limite. Più si va avanti di generazioni, più si viene dimenticati, anche l’arte e tutto ciò che è tangibile prima o poi andrà perduto. Forse è proprio l’immortalità dell’anima che ci promette la religione a darci conforto, ad alleviare quella paura che abbiamo di soffrire, di scomparire, di essere insignificanti, di essere il nulla. Vogliamo sentirci importanti, perché pensare che prima o poi scompariremo fa perdere un po’ la voglia e il senso di vivere. Ed è forse proprio per questo che ancora non abbiamo saputo dare una risposta certa alla domanda sul senso della nostra esistenza. Ma forse questa risposta c’è, semplicemente non riusciamo ad accettarla perché da una parte può essere interpretata come la prova della nostra insignificanza, e ci fa rendere conto che in realtà non comandiamo nulla, ma facciamo semplicemente parte del ciclo di vita dell’universo e siamo frutto di una serie di circostanze ed eventi che si sono allineati per contribuire allo sviluppo della nostra specie. La risposta sul senso della nostra esistenza, per quanto detto precedentemente, è che forse un senso non c’è. Ma se davvero non c’è, qual è il motivo di ciò? E’ forse perché dovremmo crearcelo noi questo senso? Oppure porci questi quesiti ci porta a percorrere un labirinto di supposizioni che alla fine si rivela essere un cerchio, dove è inutile farci queste domande perché non troveremo mai l’uscita?

05/2026 NIMA

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